tàgliati i capelli

In realtà una volta, qualche anno fa, te l'avevo spiegato bene. E mi sembrava avessi capito.
Invece no, l'istinto di semplificazione ha avuto la meglio ancora una volta, e quindi per te la spiegazione più semplice deve essere ragionevolmente quella più corretta.
Il rasoio di Occam. Si chiama così in filosofia.
Un rasoio da pigri intellettuali degli anni zero, di quelli che si fanno crescere la barba e i capelli fino a quando possono sembrare ancora umani, e poi con piglio psicotico si rasano a zero, fanno poi ricrescere tutto ancora una volta, si rasano di nuovo e così via. Ricoprirsi di peli, di residui di cibo e di inquinamento, fumandoci sopra quintali di nicotina e togliendoti il gusto di dare un bacio alla tua ragazza. Finchè non ne puoi più. Quando è davvero troppo, torni al nocciolo dell'esistenza – pensi tu – e ritrovi te stesso, liscio e senza età come una pesca di plastica, pronto a farti colonizzare nuovamente da batteri, dermatiti e prurito. Fino alla prossima volta.
Tuttavia, caro mio, gli anni passano. Lo dicono i proverbi, lo spiegano le maestre e te lo ricordano ogni giorno i risvegli alcolici, il conto corrente e le ginocchia.
A quel punto dipende dal bagaglio genetico, e se ti va male – come è facile che capiti in questo caso – sei fottuto.
Lo stress, le tossine dell'aria, lo shampoo sbagliato e il cappellino da baseball che ostruisce i pori. Cazzate. Cominciano a lasciarti perchè neanche loro ne possono più di proteggerti, di renderti un alibi che ormai sei troppo grande ed inguaiato con la vita per portarti in giro con dignità.
Iniziano ad abbandonarti ai lati, ad indicare che ormai la tua testa sarà sempre più scoperta alle intemperie, alle emicranie da freddo e al giudizio di chi finalmente scoprirà quanto veramente vale quello che hai lassù, senza che si debba orientare fra ricci impavidi e ciuffi rigogliosi.
E' un processo pressocchè inarrestabile, che giustificherai ai più con la solita frase, quel “si ma adesso hanno smesso di cadere”, amara rassegnazione ad un piccolo sasso che cade dalla vallata, presagio molesto della valanga sospesa davanti alle mura di casa.
Ad un certo punto, per quanto tu cercherai di nasconderti, sarai sempre più esposto al mondo ed avrai un tuo pubblico. Di quelli ignoranti, buoni per un reality show, che ti scatteranno un milione di piccole foto appena metterai il naso fuori di casa. E tu le andrai a guardare quelle foto e sai cosa scoprirai? Che una piccola ombra chiara si sta facendo largo fra la folta massa che un tempo troneggiava in cima alla tua testa, quella che comincerai a chiamare – perchè tu, ricordiamolo, sei un filosofo – la tua piccola agorà.
A quel punto però non avrai modo di rifletterti, controllare la tua situazione come facevi prima, salvo costringendoti a strane contorsioni di specchi e giochi di luce. Ti sentirai un po' più nudo, sottoposto al volere di ciò che viaggia sopra di te, minacciato dai piccioni e, perchè no, anche dagli elicotteri che volessero atterrare a sorpresa.
Girerai rasente ai muri, guarderai il cielo continuamente e ti passerai al mano sopra appena puoi, sincerandoti che è solo pelle. Pelle grassa, ma pur sempre pelle.
Insomma, caro mio, il giochetto di Occam potrà andare avanti fino ad un certo punto e prega iddio che duri il più possibile. Anche perchè, ricordatelo sempre, noialtri le parrucche le usavamo solo per vestirci di martedì grasso.
Io però ti conosco, amico mio, e so già cosa succederà quando verrò da te a chiedere il conto. Mi guarderai sorpreso, ti accarezzerai la testa lucida, girerai gli occhi al cielo e mi riserverai le migliori spallucce della tua vita.
- Sto solo perdendo i capelli, Antonello. Niente di più -
- author: nicolaventola
- category: rasoio di occam
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